“Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».” (Luca 10,25-37).

Il dialogo tra Gesù e il dottore della Legge, un rabbi preparato e fedele alla Torah e alla sua interpretazione, nasce con una sfida: mettere alla prova Gesù.

Il dialogo inizia con una domanda: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Non è una domanda scontata. Gesù ribalta la domanda al dottore della Legge: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Gesù é diretto: che cosa si legge nella Torah?

Il dottore della Legge ripete lo Shemà Israel. La vita eterna si conquista vivendo l’amore verso D-o totalmente e verso il prossimo, ovvero verso l’altro da noi.

Ma il dottore della Legge scivola con una domanda a cui avrebbe dovuto rispondere conoscendo bene la Legge.

La parabola del buon Samaritano è emblematica per l’interlocutore di Gesù. Gesù é non solo molto preparato nell’applicare quanto dice la Legge. Anzi Gesù fa capire che bisogna andare oltre. Sì, perché l’altro da noi, è colui che ha bisogno di essere curato da una violenza ricevuta. E non si può far finta di passare dall’altra parte perché lo dice la Legge.

La legge dell’amore verso il nostro prossimo supera tutto, le convenzioni, i precetti, le regole.

Dobbiamo vivere questo comandamento di amare l’altro da noi per amare il Signore della vita. Bisogna avere compassione e prendersi cura di chi sta male.