Matteo 22,35-40
In quel tempo. Un dottore della Legge, interrogò il Signore Gesù per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Nel brano evangelico odierno leggiamo la terza controversia di Gesù a Gerusalemme.
Questa volta sono i farisei a metterlo alla prova: essi tentano ancora di coglierlo in fallo attraverso uno dei loro esperti della Torah.

La domanda che viene posta a Gesù esprime una preoccupazione frequente da parte della tradizione rabbinica del tempo.
Se infatti è vero che le parole, i comandamenti di Dio per eccellenza erano dieci, tuttavia i precetti contenuti nella Torah erano moltissimi, 613 secondo la tradizione. Ma tra i tanti ce n’era uno più importante degli altri, uno che potesse orientare il credente nel suo desiderio di compiere la volontà di Dio?

Gesù, grande conoscitore della Legge, risponde citando la professione di fede del popolo ebreo. Questa preghiera, che per il popolo d’Israele è la preghiera per eccellenza, proclama innanzitutto che Dio è uno e unico, e che ascoltare lui, significa amarlo con tutto il cuore, con tutta la vita, con tutta la mente. La dinamica è chiara: dall’ascolto alla fede, dalla fede alla conoscenza, dalla conoscenza all’amore.

Ma cosa significa questo comando di amare Dio? Si tratta di una domanda sempre attuale, una domanda che ognuno di noi deve porre a se stesso per discernere se è nella fede e se dimora nell’amore. Amiamo veramente Dio o una realtà che è solo frutto di una nostra proiezione umana?

Proprio per questo, il nostro amore per Dio può nascere solo dall’averlo prima ascoltato; è il primato dell’ascolto che ci aiuta a rinunciare alle immagini che di Lui ci siamo fatti: così facendo nascerà in noi il desiderio di amare Dio di un amore totale che va sempre vissuto come ascolto della sua Parola e come realizzazione della sua volontà.

Proprio perché l’amore per Dio è realizzare la sua volontà, l’amore per il prossimo è un comando che ne deriva direttamente. Un amore non teorico ma concreto, da realizzare in una forma intelligente e creativa, ogni volta con modalità diverse perché diverse sono le sensibilità delle persone che incontriamo nel nostro quotidiano.

Il brano evangelico di oggi dovrebbe risuonare ai nostri orecchi non come un testo conosciuto e talmente ripetuto che supponiamo di averlo capito una volta per sempre, ma dovrebbe essere un’occasione privilegiata per esaminare ogni giorno la nostra concreta capacità di amare Dio e il prossimo.