Mt 28, 8-15
In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate
ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

 

Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione».

 

Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute.

 

Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

Quanto poteva valere la parole di alcune donne rispetto a quelle dei soldati romani? Quanto poteva valere il racconto di dodici sconosciuti davanti al potere dei capi del popolo? Eppure anche quest’anno abbiamo celebrato la gioia grande della Pasqua, anche in quest’anno abbiamo rinnovato la memoria dell’evento fondante della nostra fede.

Quanto può valere la nostra speranza durante una pandemia mondiale? Tanto.

Ognuno di noi è chiamato ogni giorno a rinnovare per se e per gli altri, riconoscendo la divinità e la signoria di Gesù nella vita e nella storia, come hanno fatto le donne prostrandosi e adorandolo: il termine greco usato per indicare i gesti delle donne è quello legato all’adorazione di Dio e alla sua signoria sul mondo.

Siamo chiamati a riconoscerlo in questo modo, per alimentare la nostra speranza. Siamo capaci di farlo? Abbiamo vissuto questa Pasqua
come la solita Pasqua o come una Pasqua nuova per il mondo?

Ci sentiamo impotenti davanti alla storia o crediamo davvero che il Signore agisca nella nostra vita?