“Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.” (Giovanni 2,13-25).

L’Evangelo di questa terza domenica di quaresima apre uno squarcio nelle verità ultime della presenza del Signore, di Gesù, nella nostra umanità.

Il testo biblico raccoglie molti riferimenti alle Scritture antiche e nuove e ci fa scoprire la profondità dell’insegnamento di Gesù.

È proprio in questo Evangelo, nel quale Giovanni descrivere un Gesù arrabbiato che sgrida e scaccia i mercanti del Tempio, scopriamo il radicale cambiamento del suo insegnamento e il senso di una nuova missione. É un messaggio quello di Gesù che rimette a posto e nel giusto ordine la presenza di D-o nella storia umana.

Nel Tempio costruito da Erode il Grande che è una maestosa struttura monumentale dedica a D-o, Gesù smaschera una incredibile contraddizione. Le autorità religiose del tempo di Gesù permettono all’interno del Tempio che gente venda buoi, pecore e perfino operino i cambiavalute. Gesù arrabbiato scaccia questa gente con veemenza.

Così facendo, Gesù chiede rispetto: il Tempio è la casa del Padre, il luogo dove l’umanità riconosce la sua presenza. Il Tempio non può e non deve essere il luogo del mercanteggiare la relazione tra il divino e l’umano, tra D-o e l’uomo. Il Tempio è la casa di D-o e la casa della vita di ogni donna e di ogni uomo, il santuario della vita, creata ed amata da D-o.

Ed ecco che Gesù introduce i riferimenti sulla sua persona, sulla sua identità e sul cammino che lo porterà alla croce e alla resurrezione. Ci sono due numeri in questo passo biblico che ci aiutano a capire: 46, gli anni della costruzione del Tempio, e 3 giorni del passaggio tra la morte e la vita nell’oltre.

46 è il nome dell’Altissimo, di Adonai. 3 è il nome e il volto dell’amore misericordioso del Signore, che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

Questo è il mistero della Parola che si fa Verbo.