“Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?” (Luca 16,9-15).

É un passo evangelico di una chiarezza inequivocabile, che non lascia spazio ad equivoci, quello che meditiamo oggi.

Ci sono tre valori di fondo che Gesù vuole mettere al centro del suo insegnamento verso i suoi discepoli.

Il primo di questi valori è la fedeltà. La fedeltà è un valore che richiede trasparenza e non lascia scampo a dei bluff. La fedeltà si dimostra nella concretezza della vita, a partire dalla vita di fede.

Il secondo valore è la scelta. Non si può stare seduti su due sedie. Non possiamo avere due padroni. Non possiamo amare il Signore della vita ed essere attaccati ai beni, al possesso della ricchezza. Bisogna cogliere che Gesù non è contrario alla ricchezza in sé ma al possesso e all’essere legati al possedere nel senso di essere seduti sopra la ricchezza come Paparone.

Il terzo valore è l’umiltà. L’umiltà non si esalta, si sperimenta nel silenzio, soprattutto quando si fa del bene, perché il bene si fa ma non si dice (Gino Bartali) e non lo si mette nelle prime pagine dei giornali.

Dobbiamo convincerci che il D-o della vita nella creazione ci ha affidato la cura di tutta la creazione stessa. Noi dobbiamo, se non altro, sentirci responsabili di questo immenso dono senza appropriarcene.

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