Lc 5, 33-35
In quel tempo. I farisei e gli scribi dissero al Signore Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».

 

Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».

 

I farisei rivolgono a Gesù la domanda sul digiuno per farlo cadere: avevano digiunato Mosè e il profeta Elia; digiunavano i discepoli di Giovanni, ma Gesù (che pure aveva digiunato per quaranta giorni) non chiedeva che i suoi discepoli digiunassero. Voleva mettere forse in discussione l’autorità delle Scritture?

Ma Gesù contrappone alla pratica formale della legge qualcosa di più grande.
Aveva dato pienezza di gioia alle nozze di Cana, aveva sfamato intere folle con pane e pesci, aveva scelto proprio una cena, del semplice pane e vino, per lasciare ai suoi l’Eucarestia, la sua presenza sempre.

I suoi discepoli hanno fatto esperienza del digiuno dall’orto degli ulivi alla mattina della Resurrezione.
Era di Lui che digiunavano. Quando risorge è festa: mangiano con lui i due di Emmaus, prepara Lui stesso il pesce (una bella grigliata!) per gli amici che, delusi, erano tornati a pescare.

Ogni pasto per Gesù sembra essere segno di qualcosa di più grande e definitivo: Lui è il pane, Lui è la Vita;
quando ci si raduna attorno a una Tavola, è allora che si gusta la Festa.
E’ come se dicesse ai farisei: cercate l’incontro con il Signore non in chissà cosa di straordinario, come se doveste fare qualcosa per Dio: cercatelo attorno alla quotidianità di gesti e situazioni, nel semplice incontro coi fratelli attorno a una tavola, nei gesti che Lui ci ha insegnato.

San Leone Magno osserva: “Il digiuno, nella sua sostanza e nel suo valore, non consiste nella semplice astensione dal cibo: non ci sarebbe nessun vantaggio nel sottrarre il nutrimento al corpo, se non si staccasse il cuore dall’ingiustizia e non si frenasse la lingua dalle denigrazioni”

Chiediamo al Signore di non essere attaccati alle forme, che magari ci inventiamo noi stessi, ma di saper riconoscere nelle situazioni concrete a cui la Provvidenza ci pone di fronte l’occasione per incontrarlo davvero.

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