(Mc 11, 12-14. 20-25)
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, il Signore Gesù ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre
vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».


Nel vangelo di oggi Gesù sembra non essere il Gesù misericordioso, che guarisce i malati, ma un Gesù deciso e inflessibile: ha fame ed esige dal fico i frutti anche fuori stagione. Trova solo foglie e lo maledice.

Una lunga tradizione cristiana attribuisce un valore simbolico a questo gesto: Gesù si trova a contatto con un popolo di Israele che ha una fede apparente, che non produce frutti, una fede che non nutre nessuno, fatta solo di prescrizioni osservate minuziosamente, un peso per tutti.

La vera fede invece trasforma il cuore. Gesù richiama i suoi discepoli: “abbiate fede in Dio”.
La vera fede sì che produce frutti!

Ma bisogna chiedere a Dio questi frutti, con la certezza che Lui ci risponderà. Anche se la richiesta è … esagerata (spostare le montagne): la promessa è per “tutto quello che chiederete nella preghiera”.
Non dobbiamo disprezzare la preghiera di richiesta: è l’affermazione della nostra dipendenza da Dio.

Presentiamo a Dio le nostre richieste: è Lui a dircelo, perchè Lui non mancherà di dare. Dio sa di che cosa abbiamo bisogno, ma vuole che glielo chiediamo con fede; non guarda se abbiamo peccato per risponderci, ma se ci rivolgiamo a Lui con fede.
Non tutto dipende da noi; abbiamo bisogno di Dio.

Ma il modo vero di presentare le nostre domande è quello di metterci del nostro, cioè saper prima perdonare il prossimo. Perdonare: è la disposizione d’animo per mettersi a pregare.
Credere con amore a Dio comprende il perdono, frutto dell’amore.

Possiamo tradurre queste riflessioni nella vita delle nostre famiglie: non siamo meglio di Dio, non dobbiamo presumere di conoscere già i bisogni dell’altro: impariamo perciò ad aprire quello che c’è nel nostro cuore al coniuge e anche ad ascoltare il suo cuore; impariamo a perdonare a cominciare dal non addormentarsi senza aver fatto la pace.