“In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».” (Marco 7,14-23).

La verità di queste parole di Gesù disarmano le nostre giustificazioni e le nostre velleità. In questo passo evangelico chiaramente Gesù vuole precisare bene che cosa va inteso per impurità.

Solo ciò che esce dall’uomo lo rende impuro: quello che esce dal di dentro matura impurità. L’impurità é l’incapacità umana di riconoscere il limite. Rileggiamo il passo della Genesi (2,4b-9.15-17): “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare …”

Gesù annovera la lontananza da D-o il segno distintivo attraverso il quale si esprime l’impurità umana. L’elenco che leggiamo in questo passo evangelico, è indicato nei propositi di male, negli svariati eccessi di disumanità, nelle sregolatezze inclini all’emarginazione, nel buio della notte.

Il Signore ci chiede la capacità di comprendere e di riconoscere il bene che è l’acqua sorgiva che alimenta la nostra vita. Nello stesso tempo ci chiede di riconoscere il limite, le nostre povertà e le nostre fragilità. Abbiamo bisogno di vivere la misericordia per i nostri limiti e per essere a nostra volta misericordiosi verso il nostro prossimo, l’altro da noi.

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