(Mt 24, 45-51)
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che
meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Nel Vangelo di oggi si nota come siano due gli atteggiamenti che Gesù ritiene importanti per il discepolato.

Il primo è la carità verso gli altri: la carità cristiana è l’amore per il Signore che si traduce di conseguenza in amore per gli altri. Al servo è chiesto di prendersi cura dei domestici e dei loro bisogni. Come dice S. Paolo, tutte le virtù non possono sussistere senza che ci sia la carità, che le giustifica e tiene insieme. Quest’amore operoso deve essere il motore di tutto, del nostro fare quotidiano e la nostra preghiera personale e comunitaria.

Il secondo atteggiamento è la costanza, il non adagiarsi mai, il sentirsi sempre in dovere di camminare verso la perfezione che è Gesù. Questa
costanza è inscritta nel cammino di santità che è vocazione di ogni battezzato.

Sarebbe bello che ci prendessimo questo impegno: alla fine di ogni giornata, nel nostro esame di coscienza, potremmo chiederci questo: la carità ha guidato le mie azioni e il mio rapporto con il Signore? A che posto ho messo l’altro nella mia giornata? Sono stato capace di un cammino costante verso una giornata non perfetta … ma santa?