“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».” (Marco 1,14-20).

Giovanni è il precursore di Gesù e viene arrestato ingiustamente. Dopo l’arresto Gesù va in Galilea, periferia della fede e territorio riconosciuto lontano dalla fede. Alla missione di Giovanni, Gesù aggiunge la richiesta di conversione con una espressione inedita: “il tempo è compiuto e il regno é vicino”. Il Signore è vicino.

La missione di Gesù inizia con una iniziativa innovativa: il Buon D-o ci è vicino, tanto da mandare in tilt tutta la storia della salvezza, partecipando attraverso Gesù, il suo figlio primogemito, alla storia umana. Si fa uno di noi!

A differenza di quello che si può immaginare Gesù sceglie di non stare da solo nella missione, coinvolge nella sua attività missionaria dei discepoli che lo seguono. É una scelta pedagogica. Non serve un leader nella missione ma essere comunità.

Nel passo evangelico della scelta dei primi discepoli, Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, colpisce un verbo che ci inquieta non poco: lasciare. Per vivere alla sequela di Gesù, bisogna lasciare.

Gesù ha lasciato la sua famiglia, così fanno Pietro e di Andrea e poi Giovanni e Giacomo.

Perché lasciare? La verità di fondo è che l’annuncio richiede passione, vicinanza. Gesù sa di incontrare gente sfiduciata, senza speranza, pecore senza pastore. Gli stessi discepoli di Gesù non hanno la forza per credere sino in fondo in quello che fanno.

Mentre Pietro e Andrea lasciano gli arnesi, Giovanni e Giacomo lasciano la famiglia. É una scommessa quella di lasciare tutto per seguire il Signore Gesù, una persona appena conosciuta!

Forse anche noi dovremo lasciare qualcosa per assumere con convinzione e fede l’impegno di uscire dai nostri recinti per seguire il Signore.

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