“Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.” (Giovanni 20,19-31).

Questa seconda domenica di Pasqua della Divina Misericordia, è ricca di spunti che ci vengono offerti dalla Parola.

L’Evangelo è preceduto da due letture che esprimono con forza i segni concreti del credere in Gesù, il Cristo, il Figlio del D-o Vivente.

Chi crede in Gesù è generato da D-o, ci ricorda la prima lettera di Giovanni (5,1-6). Essere generati da D-o significa assumere il nostro ruolo di figli di D-o grazie al suo Figlio Gesù.

Credere in Gesù vuol dire anche appartenere alla comunità del credenti come sorelle e fratelli che sono capaci di spogliarsi del possesso delle cose per riacquistare la dignità di figli della stessa comunità.

Queste due dimensioni di fede ci aiutano a capire che credere non è facile, né automatico. É frutto di un cammino continuo, impervio, che ci riempie di dubbi. Ci si affida a Gesù perché ci ha dedicato una beatitudine per noi che non lo abbiamo visto, né toccato.

E anche noi possiamo sentirci compresi da questa misericordia, che significa amore senza limiti di Gesù per la nostra vita. Gioire della vita significa scoprire che la nostra ricerca dell’invisibile ci apre a cogliere la presenza di D-o attraverso il dono del suo Spirito. E ci fa esprimere le stesse parole di Tommaso incredulo: “Mio Signore e Mio D-o!”

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