“Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.” (Giovanni 16,5-11).

É un dialogo con i discepoli molto difficile per Gesù e soprattutto per i discepoli stessi.

Gesù ribadisce il fatto che se ne andrà e che questo disegno dovrà trovare i discepoli prepararti e non nella tristezza perché in tutto ci sarà la presenza del Paraclito, cioè lo Spirito che illumina ogni azione di chi crede e ci consola.

Dovremmo pensare che l’azione di chi crede deve essere sempre animata dalla presenza dello Spirito. La questione vera è che spesso siamo incapaci di fare spazio alla presenza dello Spirito. Facciamo fatica a capire che proprio lo Spirito ci consola perfino davanti ai peccati, alle fragilità.

Basterebbero questi pensieri ma l’Evangelo di oggi sconcerta le nostre troppe sicurezze.  Gesù fa un altro e più dirompente riferimento che spiega il significato della presenza dello Spirito.

Egli verrà a “smascherare” il peccato, la giustizia e il giudizio che sono la colpa del mondo. Sono pensieri molto duri ma anche molto veri quelli che meditiamo perché le forze del male s’incuneano nella vita umana.

Il male, Satana qualificato come principe di questo mondo è colui che ci impedisce di riconoscere la presenza del Signore della vita. Egli però è già stato condannato.

Riflettiamo su queste parole perché ci è chiesto di combattere contro il male, di stanarlo, per rendere gloria e grazia al bene, all’amore di D-o.

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