“Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».” (Marco 7,31-37).

Gesù è ancora nei territori lontani da Gerusalemme, ai confini, nel Sud del Libano. La folla lo cerca e lo segue, ascolta la sua Parola, i suoi insegnamenti.

Tra tanta gente che incontra c’è una persona che non può né ascoltare né può annunciare la lieta notizia. É un sordomuto. É una persona emarginata senza speranza, condannata al silenzio, considerata castigata da D-o.

Gesù si allontana dalla folla, si mette in disparte e compie dei gesti che ci ricordano i passi della Genesi, quando il Buon D-o dona la vita all’uomo, con il soffio dello spirito. Gesù guardando il cielo pronuncia una parola che sembra ricordarci anche gli istanti della sua morte in croce, quando compie l’ultimo respiro, quando ci dona la vita liberata dal peso del peccato.

Attraverso i gesti di Gesù, tutti segni battesimali, il sordomuto torna alla vita, risorge, rinasce.

Cogliamo da questo passo evangelico l’amore per la vita. Amiamo la vita!