Giovanni 10,14-18
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

 

E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno
la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

 

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo.

 

Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

“Io sono”: in questo passo di Vangelo Gesù rivela la sua identità più profonda, identità che viene da Dio, suo Padre.

Il Signore Gesù si sente più che mai autorizzato a presentarsi con il nome stesso di Dio: “Io sono”.

E poi Gesù dichiara di essere il Buon Pastore, riassumendo in sé l’immagine di tutti i pastori donati da Dio al suo popolo (Mosè, Davide, i profeti) ma anche l’immagine di Dio stesso, invocato e lodato come “Pastore di Israele” (Sal 80,2), dei credenti in lui.

Gesù è il buon pastore che è l’opposto del pastore mercenario che fa questo mestiere solo perchè pagato, che guarda alla ricompensa per il lavoro, ma che in realtà non ama le pecore: queste non gli appartengono, non sono destinatarie del suo amore e non contano nulla per lui. Al contrario, l’amore del Buon Pastore per le sue pecore lo porta a spendere la sua vita per loro: lui conosce le sue pecore e le ama di un amore che gli consente di discernere e di conoscere l’identità di ciascuna di esse.

E’ bellissimo essere consapevoli che ciascuno di noi è amato con tanta attenzione da parte di Dio.

Il buon pastore in cui si identifica Gesù è dunque uno che dà la vita per le sue pecore, le conosce e da esse è conosciuto, e il suo scopo non è guadagnare dalle pecore ma che esse siano tutte salve, unite e protette.

Gesù, partendo da un’immagine, vuole rivelarsi punto di riferimento per tutti i credenti ma non solo: Gesù rivela che a Dio sta a cuore l’umanità che rischia continuamente la dispersione, soprattutto quando ognuno pensa a se stesso o solo al proprio piccolo gruppo.

Così commenta don Giovanni Berti: “…come cristiano non mi posso disinteressare del prossimo come se non mi riguardasse, perché fa parte di quel grande gregge umano che Dio ama, guida e protegge. E Dio lo fa anche attraverso il mio amore e il mio dono. Non ci sono quindi recinti più solidi che proteggono me e gli altri se non quelli di questo dono reciproco come mi insegna il Vangelo. Se seguo Gesù Buon Pastore uscirò dal recinto asfissiante delle mie paure e dei miei egoismi e ritroverò tutto il gregge umano nel grande recinto aperto dal suo amore”.

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