Marco 6, 6b-13
Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando. Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi.  E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro».  E partiti, predicavano che la gente si convertisse,  scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

 

I primi capitoli del Vangelo di Marco raccontano che, prima di essere inviati nel mondo, i discepoli sono stati chiamati da Gesù a trascorrere del tempo insieme a lui.

È sempre da qui che inizia ogni chiamata, dall’invito di Gesù a stare insieme a lui per comprenderne il modo di pensare, di sentire e di agire e poi portarlo a tutti coloro che si incontrano nella
vita quotidiana.

Nella nostra vita potremmo dire che stare con Gesù significa frequentare la Parola e i Sacramenti per diventare simili a Lui e testimoniare così la sua presenza anche agli occhi di chi ancora non lo ha incontrato.

Per fare questo, Gesù ci ha accompagnati attraverso i Vangeli di tutta la settimana trascorsa, suggerendo cosa è indispensabile affinché ciascuno possa rispondere alla missione che gli è personalmente affidata, qualsiasi essa sia, cioè il rapporto con Dio e la fiducia nel suo Amore di Padre.

Questo è quanto di più prezioso custodire per essere suoi discepoli. Con tale certezza, allora, è possibile anche non preoccuparsi di avere doni o doti speciali da portare con sé – pane, bisaccia, denaro, indumenti -, perché quello di cui avremo bisogno per essere testimoni autentici di Gesù sarà egli stesso a darcene senza farci mancare il necessario.

Chiamato ad annunciare la tua Parola,
aiutami Signore, a vivere di Te,
e a essere strumento della tua pace.
Toccami il cuore e rendimi trasparente la vita,
perché le parole, quando veicolano la tua,
non suonino false sulle mie labbra.
Esercita su di me un fascino così potente,
che io abbia a pensare come Te,
ad amare la gente come Te,
a giudicare la storia come Te.

Concedimi il gaudio di lavorare in comunione
ed inondami di tristezza ogni qualvolta che,
isolandomi dagli altri,
pretendo di fare la mia corsa da solo.
Infondi in me una grande passione per la Verità,
e impediscimi di parlare in tuo nome
se prima non ti ho consultato con lo studio
e non ho tribolato nella ricerca.

Salvami dalla presunzione di sapere tutto.
Dall’arroganza di chi non ammette dubbi.

Dalla durezza di chi non tollera ritardi.
Dal rigore di chi non perdona debolezze.
Dall’ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone.
Trasportami, dal Tabor della contemplazione,
alla pianura dell’impegno quotidiano.
E se l’azione inaridirà la mia vita,
riconducimi sulla montagna del silenzio.
Dalle alture scoprirò i segreti della “contemplatività”,
e il mio sguardo missionario arriverà più facilmente
agli estremi confini della terra.
Tonino Bello

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