“Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.” (Giovanni 3,7-15).

Prosegue il dialogo tra Gesù e Nicodemo. É un dialogo intenso e profondo. Gesù riprendendo i dubbi di Nicodemo conferma e spiega perché bisogna rinascere dall’acqua e dallo Spirito.

Lo Spirito di cui parla Gesù è il soffio di vita che D-o ha donato all’uomo nella Creazione. Quello stesso Spirito, soffia dove vuole e non si sa da dove viene e dove va. Gesù fa capire a Nicodemo, uomo di grande fede,  che D-o, il Padre, non ha i nostri schemi.

Potremmo leggere queste parole di Gesù con l’invito a non avere una fede che si appropria del pensiero di D-o. Purtroppo spesso questa è una tentazione che ci appartiene, quella cioè di incasellare D-o nei riti, nella vita comunitaria, nel pensare che solo noi abbiamo la verità sul D-o della vita.

Che cosa significa credere e avere fede? Questo è il punto interrogativo che con umiltà dobbiamo sciogliere nel punto esclamativo che è lo stupore della Resurrezione di Gesù.

Gesù con Nicodemo ci aiuta a svelare un altro mistero della presenza di D-o. E lo fa con una domanda tagliente rivolta a Nicodemo: “Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?”.

Noi abbiamo una pretesa che è quella di scavalcare la realtà della fede pensando che tutto si debba vedere e toccare (vedi Tommaso). In realtà la fede ci chiede di sperimentare la fiducia, parola chiave nella vita umana in tutti i contesti e prospettiva necessaria per far funzionare le cose di questo mondo oltre che le relazioni evidentemente umane.

Gesù spiega il perché il Figlio dell’uomo deve salire al cielo: perché chiunque crede abbia la vita eterna. E la vita eterna è il godere e poter essere felici dell’amore di D-o.

A questo punto potremmo chiederci: ma come é possibile tutto questo? La stessa domanda di Nicodemo! Per capire questo una strada possibile è quella di capire il gesto di Giuseppe, soprannominato Barnaba, negli Atti degli Apostoli (4,32-37): vendere un campo e donarlo alla nascente comunità degli apostoli. Sì basta donare per capire l’amore di D-o!

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