13/04/2023 – Giovedì dell’Ottava di Pasqua in Albis

Lc 24, 36b-49

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!».

 

 

Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.

 

 

Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

 

 

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me
nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.

 

Di questo voi siete testimoni.
Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

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Se facciamo l’esercizio di rileggere i brani di Vangelo di questa settimana “in albis”, l’elemento comune che più mi colpisce è l’iniziale “incredulità”.

I protagonisti di questi incontri con il Risorto hanno tutti la stessa reazione: non si accorgono subito di trovarsi alla presenza del maestro che hanno tanto amato e nel quale hanno riposto le loro speranze. Occorre un passaggio, un movimento: per Maria di Magdala è “voltarsi, volgersi verso”; per i discepoli di Emmaus è “rimanere e ascoltare”….
Per tutti costoro però accade qualcosa che cambia lo sguardo: Gesù agisce per primo, chiama per nome, spezza il pane o, nel brano di oggi, “apre la loro mente per comprendere le scritture”.

Questi elementi comuni mi suscitano alcune considerazioni: spesso mi trovo incastrata in una proiezione di come le circostanze o le persone dovrebbero essere che mi impedisce di vedere le circostanze e le persone per quello che sono realmente! I discepoli del brano di Luca che oggi la liturgia ci presenta forse erano sprofondati nell’immagine di quel corpo morto, inerme, sepolto…e se solo poteva sfiorarli la speranza che Lui sarebbe riapparso ai loro occhi, probabilmente lo immaginavano come spirito e non certo “carne e ossa” come
Gesù stava in mezzo a loro!

Ecco dunque lo slancio che queste pagine mi provocano: come Gesù “stare” e da Gesù “lasciarmi fare”, per poterlo riconoscere come davvero si presenta, nelle situazioni più impensabili attraverso le quali mi raggiunge. E poi ubbidire alla Sua parola che chiede a me, e a ciascuno, di portare al mondo intero l’annuncio della “conversione e del perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”, ovvero da chi è più prossimo alla mia vita.

E’ una ripartenza colma di entusiasmo. E’ una vera rinascita!

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