“In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di D-o: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura»“ (Marco 4,26-34).

L’Evangelo di questa domenica ci introduce nel lungo cammino del tempo ordinario e ci svela i segreti della nostra relazione con il Signore Altissimo.

All’inizio di questo percorso l’insegnamento di Gesù si focalizza sul senso del Regno di D-o o, con altre espressioni, il regno dei cieli.

Il regno di D-o che cos’è? Che cosa significa per noi?

Per dare una risposta a questi interrogativi riprendiamo per un attimo una espressione del profeta Ezechiele (17,22-24):

“Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,

dalle punte dei suoi rami lo coglierò

e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;

lo pianterò sul monte alto d’Israele.

Metterà rami e farà frutti

e diventerà un cedro magnifico.”

Chi, quasi in modo poetico, ci dice queste parole è il Signore. É il Signore stesso che da vita al regno, che instilla la scintilla della sua crescita. Noi siamo i contadini collaboratori di questo cammino verso l’alto monte.

E così è il seme che gettato sul terreno cresce e si sviluppa fino a darci il frutto. Tutti questi passaggi, per quanto possiamo controllarli oggi con l’aiuto della scienza, sono il segno di una presenza che non riusciamo a percepire del tutto.

C’è però un altro aspetto nell’insegnamento di Gesù: ciò che è piccolo, nascosto, non considerato, può diventare grande e stravolgere i nostri schemi. É il granello di senape.

Possiamo, a questo punto, rispondere ai due interrogativi iniziali. Il regno di D-o è il segno di una crescita inaspettata di cui lo Spirito del Signore ci affida il mistero di renderlo vivo attraverso il bene, l’amore, la misericordia. E ciò che a noi risulta impossibile, con il Signore diventa possibile.

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