“In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. “ (Matteo 11,20-24).

L’Evangelo di oggi mette al centro gli oracoli che Gesù rivolge alle città da lui visitate e nelle quali ha compiuto molti prodigi. Sono città che non si sono convertite al Signore.

Gesù si stupisce della contraddizione della gente che ha preteso prodigi ma è stata incapace di riconoscere la presenza del Signore.

Corazin, Betsaida e Cafàrnao sono tre città dove Gesù ha iniziato la sua missione. Betsaida è la città di Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, quattro dei dodici discepoli che hanno seguito Gesù e sono diventati pescatori di uomini.

Ci deve far pensare questa profezia, “guai a te …”, perché è il segno di un avvertimento da parte di Gesù.

Da un lato non facciamo dei miracoli il segno della fede. La fede è una conquista quotidiana, faticosa. Dall’altro lato i prodigi sono le vie per la conversione interiore, per riconoscere che il Signore è presente ed è in noi.

Ma la profezia di Gesù citando Tiro, Sidone e Sodoma, ci fa capire che queste città, fuori dal perimetro della comunità, sarebbero state in grado, di fronte ai molti segni della presenza del Signore, di convertirsi con più convinzione.

Accogliamo questo rilancio di Gesù nell’oggi della nostra vita e davvero facciamoci promotori di bene, di misericordia.

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