Lc 17, 1-3a
Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!».

Questo brano si apre con un impatto forte, dovuto alla durezza dell’immagine che Gesù utilizza per condannare lo “scandalo”.

In queste due righe Gesù ci dice tre cose importanti e determinanti per la nostra vita cristiana: 
– E’ inevitabile che in qualche modo, per qualche ragione, nella nostra vita terrena ci scontreremo con innumerevoli scandali, di ogni entità e genere. Ed è importante, fondamentale riconoscerli come tali, come situazioni che allontanano l’uomo dalla missione più alta che il Signore ci consegna, che è quella di amarci di più, sempre di più.
Ed è lecito, se non fondamentale, concederci di provare primariamente rabbia e indignazione davanti allo scandalo;

– L’accento posto è sui “piccoli”. I piccoli sono i nostri bambini, ma sono anche coloro che non sono ancora radicati nella fede, ma all’inizio di un cammino. I piccoli sono i fragili, i deboli. E guai a chi si occupa di educarli al male e non al bene, ponendo davanti a loro
esempi di atteggiamenti impuri o ipocriti, colmi di valori vuoti che li potrebbero indurre ad innamorarsi di idoli fasulli e non di Dio;

 – Voi stessi! Noi stessi, discepoli di Gesù, siamo i primi a dover vigilare sul nostro modo di stare al mondo e verificare continuamente di non stare “scandalizzando” nessuno con la nostra ipocrisia, piccolezza, superficialità. Guai a noi se invece di testimoniare l’Amore di Dio sperimentato qualche volta, ci concentriamo a promuovere atteggiamenti di rabbia, irriconoscenza e disonestà. Guai a noi quando le nostre giornate non finiscono con un esame di coscienza sincero e profondo. Guai a noi quando ci allontaniamo dai sacramenti
e non ricerchiamo il perdono del Signore, unica via per vivere nella fede. 

Ci rassicura pensare che il vangelo non finisce così. A seguito di queste righe severe e dure, il Signore apre la porta al perdono, che prorompente irrompe nella vita di ciascuno da parte del Signore. Certamente la sfida più grade è riconoscerne di averne bisogno e
ricercarlo. 
E anche aprire la porta del nostro cuore e, fraternamente, perdonare il fratello che ha commesso scandalo dopo di noi. 

_Cosa è per me lo scandalo? Penso a delle volte in cui degli esempi sbagliati mi hanno fatto vacillare.
_ Riconosco delle volte in cui il mio esempio è stato negativo, “di scandalo” per le persone affidateci?

Grazie Signore, perché il Tuo perdono è sempre più grande delle nostre piccolezze.
Perdonaci per quando non siamo stati all’altezza del ruolo che ci è dato, delle persone che ci sono affidate.

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