Lc 21, 20-24

In quel tempo. Il Signore Gesù disse:

 

«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia.

 

 

In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità
nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti».

In questa sezione del Vangelo di Luca i toni sono decisamente apocalittici. Ma ritengo che la concentrazione del nostro orecchio del cuore non debba essere sulle calamità in quanto tali, ma sulla grande speranza che si cela dietro il dispiegarsi a volte drammatico della storia.

Le parole di Gesù ci mostrano e dimostrano la relatività delle strutture umane, fisiche e morali, rispetto all’eternità del progetto di Dio nella storia.

Questi eventi descritti nel brano ci sembrano terribilmente attuali ma è giusto verificare se il nostro sguardo di fede è capace di guardare oltre gli eventi e vedere i piccoli semi del progetto di grazia del Signore che già nella storia ha fatto crescere imponenti alberi.

La storia vede ancora semi che sono piantati e sono pronti a crescere.

Sono capace di affrontare criticamente gli eventi della storia (anche quelli di attualità) con lo sguardo della fede? Sono capace di vivere la speranza cristiana? Mi impegno a diffonderla negli ambienti che frequento?

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