“Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. “ (Luca 17,26-37).

É un linguaggio apocalittico quello descritto nell’Evangelo di oggi. Gesù si rivolge ai suoi discepoli per metterli in guardia da una facile lettura del cammino svolto.

L’invito ai discepoli è di essere preparati a cogliere i segni dei tempi e di non essere superficiali.

Colpisce di questo passo il richiamo di Gesù a due fatti descritti nell’Antico Testamento che  sono eloquenti per farci capire il senso del nostro stare con gli altri in questa vita e nei contesti in cui le forze avverse della Natura ci mettono a dura prova.

Il diluvio ha colpito coloro che mangiavano e bevevano senza preoccuparsi di ciò che conta: camminare nell’amore (2ª Giovanni 1,3ª-9). E così per Lot quando uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo. Anche in quel caso mangiavano e bevevano come si fa sempre ma senza cogliere ciò che è essenziale nella vita: camminare nell’amore.

Gesù insiste ancora rappresentando il fatto che quando il Figlio dell’Uomo   verrà la cosa più importante non sarà appropriarci della nostra vita ma donarla, perché “chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva”.

Nella parte finale dell’Evangelo, davvero drammatica, ci pare di rivedere questi nostri giorni. Le parole dell’Evangelo si sposano in questo tempo in cui questo invisibile e misterioso virus si incunea nella nostra vita. Qualcuno viene preso e qualcun altro lasciato, senza che capiamo perché.

Ebbene non sappiamo nè l’ora nè il giorno. Dobbiamo essere solo pronti e capaci di camminare nell’amore!

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