“Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».” (Giovanni 1,6-8.19-28).

É una domenica particolare questa terza di Avvento dedicata alla gioia.  La gioia che riempie questo ulteriore passaggio è l’essere lieti dell’annuncio, un annuncio di luce, un annuncio che trasforma.

La gioia della luce si riversa nelle parole di Giovanni Battista che battezza al di là del Giordano. É un battesimo di purificazione e di conversione per preparare la strada a Gesù.

La luce illumina il cammino. Il grido nel deserto prepara la via del Signore all’incontro con l’Altissimo, all’incontro con il bene, al superamento delle fragilità umane.

E cosa illumina e raddrizza il nostro sentiero?

É il profeta Isaia (61,1-2.10-11), che è citato da Giovanni, a dare significato alla luce che illumina, raddrizza il sentiero, ci fa gioire.

La lieta notizia ai miseri, il fasciare i cuori spezzati, il proclamare la libertà agli schiavi, la scarcerazione ai prigionieri: questa è la grazia della gioia che illumina, che dà voce al bene, che dà dignità agli scartati e agli esclusi.

Queste parole di Isaia sono le parole che spesso usa Papa Francesco per farci capire perché, in un tempo come questo, la chiesa deve uscire da se stessa per incontrare l’umanità. La chiesa non abbandona la propria ordinarietà, i propri riti, ma solamente vive l’Eucarestia con gli ultimi.