Ringraziamo Francesca che ci aiuta a meditare l’Evangelo di questa domenica.


«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». (Luca 12,49-53).

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E quanto vorrei che fosse già acceso.

Il fuoco di amore che Gesù è venuto a gettare sulla terra, per cui è venuto tra noi, fatica ad accendersi nelle nostre vite.

Forse abbiamo pensato di poterci fermare a contemplarlo senza lasciarci illuminare, scaldare, bruciare.

Ma il fuoco non può ardere senza di noi.

E Gesù ci confessa tutto il suo desiderio. Quanto vorrei!

A noi la scelta. Ma non è facile.

Se scegliamo di essere fuoco vivo, che brucia, che scalda, che illumina, di essere uomini e donne che ardono dell’amore di Dio che hanno ricevuto in dono e lo fanno divampare, dobbiamo mettere in conto che non ci sono compromessi, non c’è neutralità. Se c’è radicalità ogni spazio, relazione e dimensione di vita ne sono permeati.

Perché la misura è una sola.

Amare come Lui ci ha amati.

E Dio si immerge nella vita, nella sofferenza e nella morte. Nell’acqua e nel sangue. Dio ama così. Fino alla fine. Fino alla risurrezione.

Francesca

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