“In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.” (Marco 8,11-13).

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù riceve la visita di alcuni farisei che vogliono discutere con lui e voglio chiedergli un segno. E questo per metterlo alla prova. La sua fama era divenuta importante in tutto il territorio della Galilea e nei territori della Decapoli e del Libano.

La pretesa dei farisei è la pretesa di coloro che pensano che la fede religiosa sia contornata dagli effetti miracolistici e dalla magia. Solo così si pensa ai poteri divini. Sappiamo bene che questo modo di pensare é irrealistico perché riduciamo la presenza di D-o a nostra misura. Cosa che non è possibile perché l’Altissimo è totalmente altro da noi.

La risposta di Gesù è piuttosto decisa: non ci sarà alcun segno. Matteo e Luca saranno più chiari: nessun segno sarà dato a questa generazione  se non il segno di Giona, richiamando così il buio della passione.

La nostra relazione con D-o non può essere ridotta alle nostre pretese. É bene che recuperiamo altre dimensioni della presenza del Signore, quelle che Gesù ci ha espresso più volte e che Papa Francesco ci ricorda: vicinanza, compassione e tenerezza a cui possiamo aggiungere misericordia. Il Buon D-o ci dona questi gesti, attraverso di noi!

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