“Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».” (Luca 7,19-23).

Giovanni Battista, nel pieno della sua missione, viene a conoscenza della predicazione di Gesù. Egli accompagna la sua parola ascoltando i bisogni delle persone, della gente senza speranza.

Ha dei dubbi sul fatto che Gesù sia il messia atteso: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Sono queste le parole che i discepoli di Giovanni Battista rivolgono a Gesù.

Perfino Giovanni non riesce a cogliere i segni della presenza del Signore, proprio lui che ha battezzato il Signore sulle rive del Giordano.

In verità l’attesa del messia è sempre stata interpretato come un evento straordinariamente dirompente. Gesù al contrario ricorda ai due discepoli che la presenza del Messia, non è altro che la presenza di D-o nella vita umana.

Il Buon D-o si manifesta nelle cose piccole e marginali della quotidianità, nelle guarigioni che rialzano la vita delle persone, nelle persone che non vedono, non ascoltano, non sono in grado di camminare, con coloro che sono morti in loro stessi e in coloro che sono poveri di tutto.

Proprio in queste condizioni il Signore si fa trovare, non si deve aspettare qualcos’altro o qualcun’altro (Isaia 45,6b-8.18.21b-25).

La provocazione per noi è forte: svegliamoci dal sonno che ci allontana dalla presenza del Signore. Noi abbiamo bisogno della luce!

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