“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di D-o. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.” (Marco 16,15-20).

L’Ascensione di Gesù in cielo è un invito a non fermare la nostra attenzione solamente alla dimensione umana della nostra vita e del nostro credere.

Con umiltà dobbiamo aver sempre presente le parole del Salmo 8: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?”

Nella nostra vita umana e nella fede siamo inseriti in un oltre che non ci appartiene, come non ci appartiene tutto quello che siamo e tutto quello che sembra appartenerci.

In fondo l’Ascensione di Gesù ci rappresenta il desiderio di salire, di elevarci per riscoprire, ogni giorno, l’essenza della nostra presenza.

L’immagine che ci viene proposta in questa festa contiene un paradosso o meglio un riequilibrio. Se da un lato dobbiamo elevarci, dall’altro dobbiamo andare in tutto il mondo ad annunciare l’Evangelo di Gesù.

Tutti partirono, ci ricorda il passo evangelico. C’è un moto interiore, una energia straordinaria che proviene dalla fede. Ed è questa forza, la forza dello Spirito, di cui abbiamo molto bisogno in questo nostro tempo.

Affidiamo allo Spirito affinché ci sostenga in questo cammino!

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