“Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.” (Matteo 6,1-6.16-18).

L’Evangelo di oggi ci pone di fronte ad una questione di stile nella vita di un credente, nella nostra vita di credenti.

Il discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli è un invito chiaro a vivere alcune pratiche religiose non per essere ammirati dal gente ma per conservare una genuina relazione con il Signore, sempre pronti a dare testimonianza della sua presenza.

Il moto che dovremmo vivere è: “Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”! Potremmo anche aggiungere una seconda testimonianza:  “chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà” (2 Corinzi 9,6-11).

Proviamo però ad entrare nello stile di queste tre azioni del credente: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Qual è la questione di stile?

Nell’elemosina, cioè nell’aiutare chi ha bisogno, non conta il quantum ma il come. La mano sinistra non sa quello che fa la mano destra significa capacità del dono gratuito, di cui ci si dimentica.

Nella preghiera, ovvero nel momento più intenso della relazione con D-o, lo stile deve essere quello dell’intimità, del silenzio animato dallo Spirito, della meditazione e del ritornare in se stessi.

Infine il digiuno, cioè del vivere l’esperienza della rinuncia e del lasciare quell’attaccamento alle cose che fa parte della nostra umanità, va vissuto con gioia e con il sorriso non per costrizione.

Queste tre piccole regole ci possono aiutare a dare più valore alla nostra vita di fede, sicuri che il Signore ci è vicino.

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