“Donna, perché piangi? Rispose loro: Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. …Gesù le disse: Maria! Ella si voltò e disse in ebraico “Rabbunì” che significa Maestro! .. Maria di Magdala andò ad annunciare ai discepoli: Ho visto il Signore!” (Giovanni 20,11-18)
Chi avrebbe potuto immaginare di rivedere Gesù vivo? Beh, l’incontro e l’iniziale non riconoscimento da parte di Maria Maddalena di Gesù ci dice intanto che il nostro corpo e la nostra vita cambieranno, come sono cambiati quelli di Gesù. La resurrezione è un cambiamento forte che ci rende direttamente partecipi alla vita divina, veramente si tratta del compimento della creazione, della vita pensata fin dall’inizio, senza disperazione, ma solo con la gioia, in condizioni di vita non descrivibili secondo le nostre categorie. Epperò, saremo ancora noi, con il nostro bagaglio di vita, sofferenze, ferite, relazioni già vissute: anche Gesù è sempre lo stesso, quello crocifisso, amico dei discepoli e di Maria Maddalena. E qui sta tutto il bello di questo mattino di Pasqua: Maria chiamata per nome da Gesù! Qui c’è il riconoscimento e l’inizio della fede di Maria, dopo un incontro personale con Gesù. Dio chiama per nome ciascuno di noi, ci conosce, ci ama, per noi ha dato la vita perché noi avessimo la sua vita – dice altrove Giovanni (“Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte” (1ªGiovanni 3,14). Questa donna ha avuto la grazia di vedere nuovamente vivo Gesù, di essere testimone dell’avvenuta resurrezione, di ricevere il compito di annunciare il lieto evento agli altri discepoli. Non si può trattenere una gioia così grande! Ma sappiamo cosa significasse ciò ai tempi di Gesù: le donne non erano considerate giuridicamente pari agli uomini per dare testimonianza in tribunale; questo è solo una delle rivoluzioni operate dal nuovo modo di vivere secondo la fede cristiana, di chi vive da risorti! E questo costringe subito gli altri ad affidarsi alla testimonianza di un qualcuno, ovvero anche noi oggi non possiamo pensare di avere solo un’esperienza intimistica con Gesù “io-tu”, il “mio” Signore e basta, ma la fede va condivisa ed è sempre comunitaria: “Non mi trattenere perché non sono ancora salito al Padre, ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro” (Giovanni 20,17). Gesù ora ci chiama fratelli e condivide con noi Suo Padre!
Per noi 2 sono i modi, anzi tre, di poter incontrare oggi il Signore Risorto: nella comunità di fratelli e nella Chiesa, in particolare poi nei poveri, gli ultimi, i “crocifissi” di oggi – come ci ricorda Papa Francesco – , infine nell’Eucarestia; la scena vista da Maria al sepolcro ricorda molto i nostri tabernacoli ai cui lati spesso troviamo due piccoli angeli, a memoria anche dell’Arca dell’Alleanza custodita una volta nel Tempio di Gerusalemme, e oggi custodi del corpo mistico di Cristo (“vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi” Giovanni 20,12).
Nella gioia della Pasqua lasciamoci trasformare dall’amore e dalla speranza di vivere una vita nuova e piena insieme a Gesù!
Buona vita da risorti!

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