“Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.” (Giovanni 5,17-30).

In questo passo evangelico possiamo ripercorrere i tratti salienti del nostro credere.

Gesù ormai è inviso dalle autorità religiose perché viola il sabato. Tuttavia Gesù è combattivo non si ferma di fronte alle difficoltà e alle minacce.  Anzi rincara a dose.

Innanzitutto Gesù chiama D-o con il nome di  Padre. Non è una vera e propria rivoluzione quella di Gesù ma semmai è la forza interiore di scoprire una vicinanza completa, tra Padre e Figlio.

Gesù poi coinvolge la folla invitandola a ricoprire il dono della generatività: di padre in figlio.

Gesù invita a riscoprire il dono del Padre che ama e dona la sua vita. Per questo il Padre va onorato.

Ed infine Gesù confessa di essere mandato dal Padre.

Del testo evangelico ci colpisce il fatto che Gesù cita sette volte la parola Vita. Scopriamo, ancora una volta, che la relazione tra Padre e Figlio, tra il Figlio e noi, é legata alla Vita, nell’eternità di D-o, nella quotidianità dell’umanità.

Lo sforzo che dobbiamo fare, riscoprendo il dono della Parola, è quello di accogliere le parole di Isaia, che sono parole di Vita:

“Così dice il Signore:

Al tempo della benevolenza ti ho risposto,

nel giorno della salvezza ti ho aiutato.

Ti ho formato e ti ho stabilito

come alleanza del popolo,

per far risorgere la terra,

per farti rioccupare l’eredità devastata,

per dire ai prigionieri: “Uscite” …” (Isaia 49,8-15j.

Stipuliamo anche noi una nuova alleanza per la vita con il Signore in questo tempo straordinario e complicato.

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