“Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.” (Giovanni 5,31-45).

Ecco rivelata la presenza di Gesù ai Giudei, una presentazione sia religiosa che, potremmo dire, laica. Gesù svela di essere il messaggero del Padre non per dare testimonianza a se stesso ma per tutti. La sua missione è per la vita eterna e per la salvezza di tutti.

Gesù non svela la sua identità di profeta ma di mandato dal Padre. É un annuncio che scombina tutti i piani delle autorità religiose.

Il discorso di Gesù è una miccia accesa. Sembra quasi di leggere nel racconto evangelico ad una sorta di oracolo. Gesù contesta la incredulità presente nella vita di tutti. Anche in questo frangente si ripete la storia del vitello d’oro ai tempi di Mosè.

Colpisce in questa brano evangelico di Giovanni evangelista che in poche righe per ben dieci volte Gesù fa riferimento alla testimonianza e al testimoniare. Che cosa vuol dire essere testimoni, dare testimonianza? Vuol dire dimostrare fedeltà al Signore della vita, all’Altissimo.

Il popolo non ha creduto nemmeno a Giovanni Battista che è stato luce nella sua testimonianza e nel suo martirio.

Non è un caso che in ogni stagione della storia si ripetano le situazioni di lontananza dal Signore. Il tempo di quaresima è tempo propizio per rinnovare la nostra fede. Almeno preghiamo il Signore di raddrizzare le nostre strade storte.

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