“E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».” (Marco 9,30-36).

Il racconto evangelico di quest’ultima domenica di fine estate rileviamo uno spartiacque tra i pensieri dei discepoli e l’insegnamento di Gesù.

Gesù, ancora una volta, annuncia quello che gli accadrà. Il riferimento al Figlio dell’uomo è un chiaro riferimento alla sua persona e al fatto che egli verrà consegnato, ucciso e dopo tre giorni risorgerà.

I discepoli non capiscono. Anzi hanno in mente una prospettiva totalmente opposta perché discutono tra di loro chi è il più grande. La loro visione è quella di aver trovato in Gesù il potente liberatore dall’oppressione, il glorioso messia.

Gesù allora diventa provocatorio e annuncia che per essere più grandi, i primi, bisogna farsi servitori. E per spiegare questo mette al centro un ragazzino. Fa capire ai suoi discepoli che bisogna diventare come un bambino, per vivere l’esperienza di fede nel Signore. Nella spontaneità, nella semplicità di un bambino cogliamo la presenza del Signore, del farsi dono.

Ancora più forte é la conclusione dell’insegnamento di Gesù che viene espressa in un gesto: un abbraccio al ragazzino. Chi accoglie un piccolo, accoglie il Signore: questo è il significato dell’insegnamento di Gesù.

C’è un cambio di passo, una conversione a cui siamo chiamati: amare i piccoli, gli ultimi e i poveri, porsi al servizio degli altri gratuitamente, é la strada per essere credenti credibili!

Articolo precedente18/09/2021 – S. Eustorgio
Articolo successivo19/09/2021 – 3ª Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni