“Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.” (Luca 12,35-38).

Essere sentinelle che vegliano con le lampade accese e pronte ad accogliere la presenza del Signore è la sintesi dell’Evangelo di oggi.

L’invito di Gesù rivolto ai discepoli scaturisce dal lungo insegnamento teso a metterli in guardia dalla facile prospettiva di una visione irenica e ottimistica della fede.

Ma che cosa significa essere pronti in attesa dello sposo, ovvero essere sentinelle attente?  Risuona nei nostri pensieri una nota omelia di Giuseppe Dossetti ai funerali di Giuseppe Lazzati, già rettore della Università Cattolica.

La sentinella riconosce la notte come notte ma sa che arriva l’aurora e quindi la speranza di un giorno nuovo, ricco e fruttuoso. É un giorno che può cambiare le sorti dell’oppressione, della fragilità e perfino della morte.

Quello che ci colpisce è che alla sentinella, nelle parole di Gesù, viene riconosciuto il ruolo di vigilanza che merita sostegno. Addirittura il padrone si metterà a servire chi vigilerà e attenderà il suo ritorno.

Cerchiamo di vivere vigilanti, sempre pronti ad essere sentinelle che sperano nell’aurora del nuovo giorno.

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