Marco 3,1-6
In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Secondo la tradizione di Israele, in obbedienza alla rivelazione ricevuta da Gesù sul Sinai, il sabato è il giorno in cui non si lavora per riconoscere la signoria di Dio e dedicarsi con più attenzione e disponibilità di tempo alla lode a lui. Ma già l’evangelista ci aveva riferito in maniera equivocabile il pensiero di Gesù al riguardo: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!” (Mc 2,27).

Il brano di oggi ci presenta un caso in cui questo principio può e deve essere applicato.
Mentre insegna nella sinagoga, Gesù scorge nell’assemblea liturgica un uomo con la mano destra paralizzata: lo sguardo del Maestro coglie il bisogno di quest’uomo mentre lo sguardo di scribi e farisei spia il comportamento di Gesù “per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo”. Quale differenza di sguardo e di cuore!

Tuttavia Gesù non si cura di loro ma piuttosto va incontro al bisogno dell’uomo in difficoltà e lo invita a mettersi in mezzo così che tutti possano vederlo e il suo bisogno sia il vero centro del sabato. Ma Gesù non si ferma qui e pone una domanda ineccepibile: è lecito fare del bene di sabato?
Il Maestro non ottiene risposta: è talmente scontata la risposta, talmente evidente! “Ma essi tacevano”: le persone intorno a non hanno nulla da dire, hanno il cuore indurito.

La sequenza che annota Marco è terribile: Gesù è indignato…com’è possibile non capire, non vedere, non stupirsi? Si sentono offesi gli uditori incapaci di mettersi in discussione, vogliono aver ragione a tutti i costi. E questo atteggiamento di chiusura li porta addirittura a progettare la morte del Giusto. E Gesù è anche rattristato perché non può fare nulla davanti a tanta ottusità.

Questa Parola di Dio si applica anche alla nostra vita quotidiana: quante volte la rabbia ci impedisce di capire, di saper distinguere l’emozione dalla verità anche se difficile da accettare. Quante volte la rabbia e l’ottusità ci impediscono di vedere chiaro, di giudicare una situazione con serenità.

Chiediamo a Dio di diventare uomini e donne del dialogo, capaci di accogliere la sua tenerezza e la sua misericordia per essere in grado di vedere il bene da compiere più che arroccarci sulle nostre idee da difendere ad oltranza.

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