Luca 10, 13-16

In quel tempo il Signore Gesù parlava ai settantadue discepoli e disse: «Guai a te, Corazin, guai a te, Betsàida! Perché se in Tiro e Sidone fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, già da tempo si sarebbero convertiti vestendo il sacco e coprendosi di cenere. 

 

Perciò nel giudizio Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.

 

E tu, Cafarnao, sarai innalzata fino al cielo? Fino agli inferi sarai precipitata!

 

Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

Le città citate sono perlopiù i luoghi dove Gesù ha svolto il suo ministero, sono i pochi chilometri all’interno dei quali ha voluto dare un annuncio che è, però, universale, come il numero dei settantadue discepoli sembra ricordarci.

Eppure Corazin e Betsaida, che hanno avuto il privilegio di sentire con le loro orecchie la predicazione di Gesù, di sperimentare i suoi miracoli, di assaporare la bellezza della sua persona, non hanno saputo convertirsi, non hanno saputo vedere i segni della grandezza del Figlio di Dio.

Quante volte per noi cresciuti in un contesto di fede avviene lo stesso. Quante volte abbiamo potuto assaporare la bellezza della sua Parola, la testimonianza dei suoi discepoli, i miracoli e i semi di Amore che il Signore ha saputo spargere nella nostra vita e non li abbiamo riconosciuti….

Oppure li abbiamo riconosciuti, ma non sono stati sufficienti perché ci convertissimo davvero.
A volte proprio il fatto di essere cresciuti in un contesto di fede ci porta a “sederci” nelle nostre abitudini, nel nostro vivere mediocremente onesto e buono senza rivitalizzare il nostro essere credenti.

Gesù ci chiede un cuore nuovo, una fede resa viva ogni giorno, una promessa quotidianamente rinnovata perché “chi ascolta noi, ascolti Lui e ascolti Colui che lo ha mandato”.
Se ci risuonasse sempre nel cuore questa frase, se sentissimo la bellezza e la grandezza della responsabilità dell’essere sua immagine, forse le nostre azioni quotidiane sarebbero impregnate di più amore, perché Dio ha voluto mettere nelle nostre mani un prezioso tesoro: l’annuncio del suo Regno.

Dagli scritti di M. Delbrel (Noi delle strade)
Ogni atto docile ci fa ricevere pienamente e donare pienamente Dio
in una grande libertà di spirito.
Allora la vita è una festa.
La più piccola azione è un avvenimento immenso
nel quale ci è donato il paradiso,
nel quale noi possiamo donare il paradiso. 

Che importa quel che dobbiamo fare:
tenere una scopa o una stilografica,
parlare o tacere, rammendare o fare una conferenza,
curare un malato o battere a macchina.
Tutto ciò non è che la scorza di una realtà splendida, l’incontro dell’anima con Dio
rinnovata ad ogni minuto,
ad ogni minuto accresciuta in grazia,
sempre più bella per il suo Dio.
Suonano? Presto, andiamo ad aprire:
è Dio che viene ad amarci.
Un’informazione?… eccola…. è Dio che viene ad amarci.
E’ l’ora di mettersi a tavola? Andiamo:
è Dio che viene ad amarci. Lasciamolo fare.

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