“Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perchè ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.” (Matteo 20,1-16).

Il passo evangelico di questa domenica ci racconta una parabola un po’ strana. Anzi potremmo dire che un po’ strano è il padrone della vigna, in questo racconto.

il padrone della vigna esce all’alba, alle nove, a mezzogiorno, alle tre e anche alle cinque del pomeriggio. Ha bisogna di lavoratori per la sua vigna e promette a tutti di dare il giusto. Fin qui niente di strano. É un padrone che sa uscire, va in cerca.

Quello che è strano è che a tutti dà il compenso di una giornata: un denaro! È chiaro che qualcuno si lamenta. Ma allora perché il padrone della vigna ha deciso così. Certo non ha fatto un torto a nessuno. Ha dato a tutti la possibilità di lavorare. Ha voluto che tutti avessero la possibilità di entrare nella sua vigna e contribuire alla sua missione.

La stranezza del padrone sta nella sua bontà e nella sua logica: i primi sono ultimi e gli ultimi primi.

La logica del regno ribaltato il nostro modo di credere e vivere l’esperienza di fede. Le sue vie non sono le nostre vite. E i nostri pensieri  non sono i pensieri di D-o (Isaia 55,6-9).

Nel regno dei cieli conta la dignità di essere lavoratori della vigna che sanno dare il loro contributo e la loro responsabilità a servizio di un bene più grande. Tutti hanno cittadinanza. Tutti sono amati da D-o. Tutti hanno un contributo da dare.