Mc 6, 7-13

Il Signore Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

 

 

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.

 

Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

In questa pagina di Vangelo viene descritto in maniera molto chiara quale sia lo stile che deve assumere colui che vuole mettersi alla sequela di Gesù. Possiamo riscontrare in queste righe una sorta di carta d’identità del discepolo.

In particolar modo viene sottolineato la dimensione comunitaria dell’annuncio, dal momento che gli Apostoli sono inviati in coppia a trasmettere il Vangelo: viene messo in evidenza che ad essi viene richiesto di testimoniare l’amore che lega la comunità cristiana che si fonda su quello che Gesù ha mostrato agli uomini.

In queste righe possiamo riscontrare ciò che viene detto nel Vangelo di Giovanni: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.” (Gv 13,34)

 Colgo un’ulteriore sottolineatura sul fatto che i discepoli di Gesù sono invitati ad affidarsi completamente alla Provvidenzadi Dio, consapevoli che Egli non li abbandona, ma che li sostiene e si manifesterà attraverso la premura di coloro che incontreranno sul proprio cammino. Ciò a cui sono chiamati i discepoli è il mettersi in gioco in nome del Vangelo, facendosi dono per coloro che sono in attesa del loro annuncio e facendo trasparire nei loro gesti l’Amore del Signore.

Chiediamo al Signore di riuscire a prendere il largo sulla Sua Parola facendo nostre queste parole di una preghiera di Don Tonino Bello: Toccami il cuore e rendimi trasparente la vita, perché le parole, quando veicolano la tua, non suonino false sulle mie labbra. Esercita su di me un fascino così potente, che, prima ancora dei miei ragazzi, io abbia a pensare come Te, ad amare la gente come Te, a giudicare la storia come Te.

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