“Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.” (Marco 3,17-19).

Gesù sceglie i dodici apostoli che lo accompagneranno fino alla triste conclusione della  sua missione.

Nell’Evangelo di oggi l’Evangelista Marco, nel suo asciutto racconto, mette in luce i motivi della scelta di costruire il gruppo che sostiene Gesù nel cammino di annuncio.

Innanzitutto Gesù sale sul Monte. Indica una strada in salita ai discepoli che lui ha voluto scegliere. E la chiamata risuona con un carico di responsabilità: i discepoli di Gesù sono appunto apostoli, mandati cioè ad annunciare per guarire e per scacciare gli spiriti del male.

Il passo evangelico si traduce per noi nella responsabilità di annunciare la Parola ma di renderla concreta, ovvero di guarire gli affaticati ed oppressi, i poveri, i malati, i soli … e in particolare di estirpare il male, presente nel nostro mondo.

Una ulteriore attenzione dobbiamo porla ai nomi dei Dodici. Gesù non sceglie i migliori. Non chiama i più bravi e i più preparati. Gesù sceglie i fedeli!

La fedeltà traballante e inquieta, convinta e appassionata, è la chiave per capire questo gruppo eterogeneo di mandati ad annunciare.

Nella vita di oggi, sia nella comunità ecclesiale che in quella civile, non possiamo pensare di costruire il gruppetto dei “nostri”, ma dobbiamo avere la capacità di condividere con tutti e con ciascuno i percorsi che la vita ci offre. La sinodalità si costruisce con processi inclusivi e aperti!

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