“Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti.” (Matteo 13,1-9).

La parabola del seminatore ci aiuta a riconoscere il mistero del regno dei cieli e come esso diventa la via per comprendere la presenza del Signore in mezzo a noi.

Al centro della parabola ci sta il seminatore, Gesù, non predilige un contesto favorevole per seminare, ma semina dappertutto quasi non ponendosi il problema di perdere dei semi sulla strada, tra i sassi, in mezzo ai rovi. Sa che il seme va seminato nel terreno buono, ben sapendo che non è detto produca il massimo.

Il mistero della presenza del Signore nella Creazione e nella Storia umana si riconosce certamente dai frutti. L’importante è intendersi. D-o non fa preferenze, aspetta sempre che la conversione trovi e alimenti la via del bene.

Del resto il Signore sa di che cosa abbiamo bisogno. Al popolo d’Israele che si lamentava di non avere il cibo e rimpiange perfino la schiavitù del passato, dona la manna.

La bontà del Signore deve essere anche la nostra. Facciamo questo sforzo. Usiamo pazienza verso tutti e seminiamo il bene buono anche verso coloro che ci sembrano lontani dal nostro

P.S. Ci fanno riflettere i verbi che descrivono il limite dei semi sparsi sulla strada, tra i sassi, nei rovi: essere mangiati, bruciare e seccare, soffocare. Sono situazioni che coinvolgono la fatica di credere oggi e spesso la perdita della fede!

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