“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.” (Matteo 25,31-46).

Quello che ci colpisce, alla conclusione dell’anno liturgico nella festa di Cristo re, è la piccolezza. Nell’Evangelo di questa ultima domenica, Matteo, prima di raccontare gli eventi ultimi della passione, ci aiuta a focalizzare in una parola il cammino di fede, speranza e carità, nell’elogio alla piccolezza. É messaggio conclusivo di Gesù.

Ma in che cosa si caratterizza questo messaggio di Gesù?

In sostanza Gesù ci ricorda che la nostra fede è legata alla testimonianza di attenzione ai piccoli. E i piccoli sono gli affamati, gli assetati, gli stranieri, i nudi, i malati, i carcerati.

Proviamo a tradurre questi piccoli nell’oggi, nel tempo della pandemia. Invertiamo l’ordine dei piccoli.

I carcerati siamo noi, i nostri anziani, perché non possiamo muoverci. Siamo rinchiusi in casa per paura del virus. Siamo relegati perché senza libertà di movimento.

I malati sono quelli nelle terapie intensive, nelle rsa, i malati in quarantena  in casa. Sono malati i depressi, i soli, gli abbandonati.

I nudi sono coloro che non hanno difese di nessun tipo. Sono gli,immuni depressi. Sono quelli che hanno perso il lavoro, coloro che non hanno più opportunità.

Gli stranieri sono quelli senza patria e che sono lontani,  sono quelli privati della possibilità di stare vicino a chi ha bisogno di cure. Si è stranieri perché non si vivere la bellezza della comunità, del prendersi cura.

Gli assetati sono tutti coloro che sperano di riprendere le attività ordinarie, noi tutti che vogliamo riabbracciarci.

Gli affamati sono coloro che davvero non riescono a sbarcare il lunario, sono le famiglie che non hanno il minimo per vivere.

La piccolezza ci invita ad imboccare la strada del dono e della benedizione, a rimboccarci le maniche perché questo è quello che concretamente dobbiamo donare ai piccoli affamati, assetati, stranieri, ammalati, nudi, carcerati.

In questo saremo giudicati per godere di una vita eterna, per ricevere le Beatitudini a cui il Buon D-o ci ha chiamati.