Mt 15, 32-38

 

In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse:

 

«Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino».

 

 

E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini».

 

 

Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Tre-quattro passaggi mi colpiscono. (In realtà anche più, ma cerco di esser sintetica!)

Il primo: com-patire è soffrire insieme agli altri. Ma non ci si può fermare qui, ad un semplice “sentire”. Occorre agire di conseguenza, farsi “gesto”. Gesù fa così: ciò che sente, ovvero il bisogno della folla intorno a Lui, lo fa muovere. Ho riscoperto proprio qualche giorno fa grazie all’ascolto di un biblista che il “dono non nasce dall’avere di più, da chi ha in abbondanza, ma dalla fragilità che si riconosce, propria ed altrui” 

Secondo: Gesù fa di più, coinvolge i suoi discepoli. Ai nostri bisogni Lui potrebbe rispondere da solo, ma vuole “istruire” i 12 e per farlo non fa grandi discorsi qui, ma li coinvolge per trovare insieme una soluzione: grande maestro Gesù! (che perla di sinodalità!). Fraternità: questo vuol insegnare! Essere fratelli è prendersi cura delle necessità dei tuoi “vicini”.

Proprio settimana scorsa mi confrontavo con un amico su cosa caratterizzasse l’essere umano rispetto agli animali: in cosa consiste la nostra “umanità”? La risposta chiara mi è arrivata dalla predica scritta di don Giulio: gli uomini sono “civili” perché sanno prendersi cura gli uni degli altri. Aggiungo una parola mia: da fratelli, in modo disinteressato, o meglio con l’unico interesse dell’altro!

Terzo: il poco che sappiamo fare, che abbiamo, che abbiamo capito, si trasforma nelle mani di Gesù nel “tutto” di cui abbiamo bisogno, quel “7” che è completezza, pienezza, bontà. …e passato di mano in mano, straborda, sazia, avanza! È la sovrabbondanza della Grazia che stiamo conoscendo in queste settimane dopo l’Epifania: il tripudio della voce di Dio nel battesimo di Gesù e la solidarietà di Gesù con il genere umano, la gioia della vita di comunione nelle nozze di Cana, la condivisione tra fratelli oggi!

 

Da ultimo. Non dimentichiamoci che è Gesù quel Pane di Vita che sfama ciascuno di noi, è quel Corpo Eucaristico che ci fa unico corpo di Chiesa, è Lui che ci rende fratelli di un’unica famiglia: è ciò che stiamo celebrando in questa settimana di preghiera per l’unità dei cristiani!

Continuiamo a pregare gli uni per gli altri, ricordandoci che la Gioia è il primo segno di chi si sente accolto, amato, perdonato, aiutato e compreso! “Dio ama chi dona con gioia” (2 Corinzi 9, 7). Preghiamo per papa Francesco che guida la Chiesa tutta a testimoniare l’Evangelii Gaudium, la Gioia del Vangelo, vivendo da Fratelli Tutti!

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