“Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire».” (Giovanni 8,21-30).

Tentiamo di scorgere nelle parole dell’Evangelo di oggi alcune linee conduttrici per il nostro cammino spirituale in preparazione alla Pasqua di resurrezione.

Gesù pronuncia il discorso che leggiamo nel Tempio. Il contesto è a lui non favorevole. Le autorità religiose lo hanno messo alla prova chiedendogli un giudizio su una donna scoperta in fragrante adulterio. Gesù, oltre a salvare la donna dalla lapidazione, ha messo alla berlina tutti quelli che pensavano di sentirsi a posto.

In questo contesto Gesù mette in guardia le autorità e la folla che lo segue dal fatto di non riconoscere la presenza del Padre e il senso della sua presenza di Figlio.

Ci colpiscono alcune affermazioni. Innanzitutto Gesù indica la strada della sua condanna, della sua morte e della sua resurrezione con parole che non vengono capite.

Egli denuncia la lontananza dal Padre, dal Signore. Mosè aveva dovuto costruire un serpente per salvare le persone che venivano morse dai serpenti velenosi nel deserto per la loro lontananza da D-o. Per questo Gesù richiama la necessità di non essere del mondo, di non allontanarsi da D-o.

Per due volte Gesù richiama la sua connaturata presenza di essere nel Padre: “Io sono”, il nome di D-o. L’essere nel Padre significa essere innalzati a Lui e riconoscere che il Signore è con noi.

Il nostro “andare”, ad imitazione dell’andare di Gesù, sia proiettato a ricercare nella Parola, nella preghiera, nel digiuno e nella carità, i segni distintivi dell’incontro con il Signore che desidera il nostro alzarsi, la nostra resurrezione, la nostra vita in Lui.

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