Lc 2, 1-5
“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.”

Siamo agli sgoccioli, Maria e Giuseppe si incamminano verso Betlemme. Sappiamo tutti come andrà a finire, ascoltiamo queste parole da quando siamo bambini e, dopo anni di presepi viventi, magari le sappiamo anche a memoria.

Maria e Giuseppe partono per obbedienza e per aderenza alle leggi della loro società; macinano chilometri, solo per farsi censire: un nome dato al funzionario di turno e via!

Il vangelo di oggi mi fa riflettere immensamente: quanto ci costa l’obbedienza e l’aderenza, a Dio, ai nostri valori, alla nostra famiglia e alla società? Che fatica!
Eppure, a volte, quanto è importante mettere da parte l’orgogliosa voglia di fare di testa propria per ammettere che la cosa giusta, in quel momento, è proprio fare quello che ci è chiesto?

Come giovani di Azione Cattolica abbiamo fatto della presenza nella quotidiana attualità una delle nostre colonne portanti: siamo capaci di riconoscere quando fidarci e affidarci a coloro che ci stanno intorno, mettendo in pratica l’obbedienza?


Il ballo dell’obbedienza di Madeleine Delbrel
Signore, vieni ad invitarci.
Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,
questi conti, il pranzo da preparare,

questa veglia in cui avremo sonno.
Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,
quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.
Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo che sono tristi;
Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo che sono logoranti.
E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo: anche questo è danza.
Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno avviato fra te e noi,
il ballo della nostra obbedienza.
Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:
in essa, quel che tu permetti dà suoni strani
nella serenità di quel che tu vuoi.
Insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana
come un vestito da ballo, che ci farà amare di te tutti i particolari.
Come indispensabili gioielli.
Facci vivere la nostra vita,
non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come una partita dove tutto è difficile,
non come un teorema che ci rompa il capo,
ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si rinnovella,
come un ballo,
come una danza,
fra le braccia della tua grazia,
nella musica che riempie l’universo d’amore.
Signore, vieni ad invitarci.
Amen
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