Lc 19, 37-40
In quel tempo. Il Signore Gesù era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Quando l’evangelista Luca inizia a parlare del ministero di Gesù a Gerusalemme (Lc 19, 28), più volte cita il cammino in salita o in discesa verso dalla città santa. Non si tratta solo di un racconto, ma di un’espressione simbolica con la quale vuole accompagnare i suoi discepoli verso il culmine della sua vita: la salita sulla croce, la discesa nel sepolcro, la risurrezione, l’ascensione.

Il brano odierno ci coinvolge in modo particolare nel prendere parte del gruppo dei discepoli e della folla che finalmente riconosce in Gesù l’Inviato del Signore, lo benedice e lo acclama come re, lodando Dio per i prodigi compiuti per mezzo suo e che loro avevano visto.

Il loro canto di lode ripete le parole degli angeli quando ai pastori di Betlemme annunciarono la nascita del Salvatore, del Cristo Signore (Lc 2,14).
I pastori, allora, andarono a Betlemme, videro il bambino adagiato nella mangiatoia e poi, tornando, raccontavano quello che avevano visto e sentito, glorificando e lodando Dio. La folla a Gerusalemme esalta il Signore per i prodigi che avevano visto e forse anche vissuto in prima persona.

Noi, oggi, con quali sentimenti accogliamo e accompagniamo il Maestro? Quali sono le nostre espressioni di lode, per quali suoi prodigi lo ringraziamo?

Sappiamo che la discesa dal monte degli Ulivi comporta poi l’ascesa verso il monte Calvario. Chiediamo al Signore la forza perché non desistiamo dalla nostra lode e dalla fiduciosa speranza anche nelle fatiche delle salite e delle prove a cui siamo chiamati nella quotidianità della vita.

 

Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto. (Salmo 22, 20)
«Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andavano incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d’olivo o di palme, tappetti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone». (Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta)

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