“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.» (5,43-48).

Gli insegnamenti di Gesù rivolti ai suoi discepoli e quindi a noi oggi, aiutano a confrontarci con la realtà e la concretezza della nostra vita quotidiana in una dimensione spirituale ed umana.

L’Evangelo che la liturgia ci propone ci offre alcune traiettorie per vivere bene questo tempo di conversione.

Gesù usa spesso dei paradossi nell’aiutare i suoi discepoli a dare un volto nuovo alla missione di annuncio della sua Parola.

La prima linea di riflessione è una affermazione piuttosto in voga ai tempi di Gesù ma anche nei nostri giorni: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico”.

In progressione Gesù ci dice: “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. É un cambiamento concreto di prospettiva. I nemici vanno amati, come quelli che amiamo e ci amano. Anzi bisogna pregare per loro perché hanno bisogno, più di altri, di convertirsi.

Un secondo passaggio è importante cogliere: il Padre non fa preferenze. É questa una idea rivoluzionaria. Il D-o di Abramo, Isacco e Giacobbe è il D-o della misericordia, non del castigo. Se noi facciamo il male ci auto castighiamo. Per questo il suo messaggio è rivolto ai giusti e agli ingiusti.

Il terzo passaggio è ancora più sferzante. Dobbiamo ambire alla perfezione, cioè alla pienezza della nostra umanità. Non abbiamo meriti se amiamo quelli che ci vogliono bene. Anche chi non crede in D-o sa amare. Ma il vero amore è quello per il quale ci si prende cura di tutti, soprattutto di chi è contrario al bene e all’amore.

Il nostro impegno è questo: non limitarci a stare dentro alle regole di buon senso ma scegliere l’oltre della nostra vita per sentire il Signore accanto.

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