“Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.” (Giovanni 11,45-56).

In questo ultimo sabato di quaresima ci imbattiamo in un passo evangelico di Giovanni che forse è il più sconcertante. Lo capiamo dalle parole pragmatiche del sommo sacerdote Caifa, massima autorità del Sinedrio.

La resurrezione di Lazzaro é il segno più clamarono tra tutti i miracoli compiuti da Gesù. E le autorità religiose sono preoccupate che il popolo segua Gesù e non la loro dottrina.

Per questo decidono di ucciderlo. Questa é la sentenza: mettere a morte.

Non ci sono parole di fronte alla constatazione che fare il bene, accogliere i poveri, guarire i peccatori, sanare i malati, produce una condanna a morte. É davvero incredibile!

E tuttavia proprio per questa condanna noi siamo chiamati a credere con più convinzione. Amare é l’unica parola che spiega la presenza di D-o, di suo figlio Gesù, dello Spirito nella nostra vita di umani.

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