“In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.” (Marco 9,2-10).

In questa 2ª domenica di quaresima facciamo un salto importante è straordinario: dall’Evangelo delle tentazioni all’Evangelo della bellezza. É un salto senza procedenti.

Il testo greco ci sottolinea un piccolo ma importantissimo particolare: non si parla “in quel tempo” ma “sei giorni dopo”. Questo aspetto ci fa capire che la trasfigurazione di Gesù sull’alto monte ha un significato straordinario. Siamo nel settimo giorno, il giorno del riposo, il giorno della pienezza, il giorno del Signore.

Gesù fa vedere a Pietro, Giacomo e Giovanni la dimensione della pienezza nel Signore. Il tutto avviene in un momento di estasi, di preghiera mistica che coinvolge tutti in una dimensione dove le altezze ci indicano il percorso dell’oltre.

Pietro vuole cristallizzare pensando alla festa ebraica delle capanne per ricordare l’uscita di Israele dalla schiavitù. Ma Gesù vuole fargli capire che non è venuto il momento. Il momento vero sarà la sua croce, il dono della sua vita. Questa è la novità della sua presenza e della sua predicazione.

I discepoli scendono alla realtà del quotidiano. La vera sfida per i suoi discepoli e anche per noi è quella di riconoscere Gesù dono per la vita di tutti.

Questa quaresima ci aiuti a sorprenderci della bellezza, della letizia  del vivere nel Signore.