“Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».” (Marco 11,1-10).

Gerusalemme accoglie Gesù. Gesù entra a Gerusalemme da re. La sua regalità é quella di chi sa di donare la vita per amore, per la salvezza di tutti.

Salire su un puledro, un figlio d’asina, è una scelta di abbandono. Gesù sa che questo passaggio lo porterà alla passione.

Il testo evangelico di Marco ci presenta gli eventi che anticipano la passione come segno di contraddizione. Gesù scende dal Monte degli Ulivi, dove consacrerà il suo sacrificio.

La profezia di Zaccaria, dimenticata dalle autorità religiose, indica un percorso, un passaggio. È un cammino di svolta che richiede coraggio, la benedizione al D-o della vita che incunea la sua presenza per scuotere il nostro torpore, le nostre paure, il buio che la vita ci riserva e i misfatti della nostra disumanità.

Gesù affronta questo ultimo tratto della sua esperienza umana nell’umiltà. Porta il peso dell’esultanza altrui nel sacrificio.

Nella Passione secondo Marco  si imprimono gli ultimi passi del Signore, chiamato alla sofferenza senza fine.

Tutto passa con l’unzione di puro nardo sul suo capo, con una cena d’addio, con i tradimenti, con l’angoscia, con una condanna e la croce da portare, con il buio del dolore, con una fioca luce del tramonto che segna la sua morte. Ed infine la sepoltura in un sepolcro nuovo scavato nella roccia.

Mettiamoci anche alla sequela di Gesù e raccogliamo i mantelli della regalità, per coprirci del suo amore.