“n quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto».”

É drammatico l’Evangelo che meditiamo in questo martedì santo. Siamo passati dall’amore del profumo di nardo al boccone del tradimento. É il tradimento al centro dei nostri pensieri. Perché tutto questo è possibile?

Gesù dopo aver intinto il boccone e averlo dato a Giuda arriva a dire che si sente glorificato e che perfino D-o è glorificato.

Giuda tradisce Gesù per trenta denari. Pietro tradisce Gesù negando la sua identità. Sono due facce della stessa medaglia.

Si può tradire il Signore, il D-o della vita, l’Altissimo della misericordia, predicando bene e razzolando male, così come si usa dire.

Si può tradire per paura, per mancanza di coraggio o svendendo per pochi soldi un’amicizia, un amore, una condivisione, un impegno, una storia.

Si può tradire sfidando l’altro e sentendosi a posto, convinti di cambiare il corso degli eventi.

Basta un boccone per far sciogliere una storia ricca e dalla quale siamo stati beneficiati.

Ma ci stupisce che Gesù si senta glorificato dal male. Il D-o della vita arriva ad accettare il male e nonostante questo si sente  glorificato.

Solo l’amore può spiegare questo. Solo il donare se stessi per amore e per la salvezza degli altri può farci capire la gloria di D-o.