Giovanni 15,24-27

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio.

Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: “Mi hanno odiato senza ragione”. Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio».

Mi colpisce questo brano perché non ci presenta la trinità con un idillio o una bella favola, quando tutto va bene.. no, la Trinità si manifesta nel momento difficile della prova e della contestazione e della conseguente necessità della testimonianza(v.24-25), con l’arrivo del Paraclito, come legame che unisce, sostiene, incoraggia, testimonia la forza più grande e buona di D-o.

Quella di cui si parla nella prima lettura nel famoso episodio in cui a Mosè è concesso vedere la gloria di D-o: “bontà ..grazia.. misericordia..” (Esodo 33,18), tuttavia non ancora faccia a faccia (“coperto con una mano”), ma solo di spalle.

L’incontro con D-o non si può trattenere in concetti o schemi, quelli che tanta teologia ha provato a spiegare e motivo anche di “divisione” nella Chiesa.

Questa liturgia odierna ci ricorda anche, forse, che non basta “vedere con gli occhi”, ma occorre qualcosa di più, Qualcuno di più. Occorre un supplemento di grazia per scorgere D-o nella nostra vita, soprattutto quando ci troviamo davanti a “sfide impossibili da comprendere”.

Ce lo ricorda san Paolo nella seconda lettura, e se lo dice lui con la sua vita burrascosa, io ci credo un po’ di più! “ciò che era impossibile.. Dio lo ha reso possibile” (Romani 8,3): Dio si è fatto molto vicino, si è fatto uomo, si è fatto uno di noi, il suo Volto è diventato più che visibile! E con la sua vita, il Figlio di Dio “ci ha liberato dalla legge del peccato e dalla morte” (v.2).

Tutto ciò serve per farci capire innanzitutto che il Volto di D-o da contemplare è Dono. La Trinità è Dono.

Non so spiegare bene la Trinità – ci stavo provando goffamente ieri a scuola – ma una cosa mi pare certa, come dice alla fine Paolo: “Lo Spirito di Dio abita in voi” (Romani 8,9)! ed è una “festa” di comunione!

Lo Spirito ci è donato e ce ne accorgiamo nei momenti bui, duri, complicati, di prova, non solo quando abbiamo Pace, Gioia, Amore, Bontà.

Lo Spirito abita davvero e “agisce alla grande”:

 in chi perdona l’uccisore del marito (es. Gemma Capra Calabresi),

 in chi mette da parte l’interesse personale costruendo unità,

 in chi compie un gesto di bontà gratuitamente senza averne un tornaconto,

 in un amico che ti ascolta al telefono mentre fa la spesa in un momento poco opportuno,

 in chi intuisce il bisogno altrui prevenendo la sua richiesta di aiuto,

in un messaggio provvidenziale della prof che ti ricorda il progetto da spiegare in classe,

 in chi è capace di incoraggiare e stare vicino silenziosamente e umilmente,

 in un collega che sa fare la domanda giusta al momento giusto ma andando in profondità e confrontandosi a cuore aperto,

 nel saluto e nelle parole di uno studente che non ti aspetti,

 nella condivisione di una foto bella di un amico lontano,

 in chi si prende cura con gioiosa pazienza dell’anziano genitore o suocero o sorella morente,

 in una madre che guarda con amore la figlia mentre lavora o passeggia,

 in chi sceglie di sposarsi con coraggio in questo tempo,

 in chi cerca di restare fedele nonostante tutto,

 in chi affronta la vita e il lavoro facendo il bene con gusto e non per dovere,

 in chi accetta una responsabilità associativa in grande (preghiamo per Giuseppe, nuovo presidente di ACI!)

 in chi nonostante questo tempo, ancora difficile, testimonia una speranza, una fraternità, una amicizia vera possibile.

Ringrazio Dio Padre Figlio Spirito, perché ci ha creati a sua immagine, lasciandoci la Bellezza come traccia per cercarlo: bellezza interiore dei legami e sentimenti dell’amore e dell’amicizia; bellezza esteriore del creato che ci regala meraviglie, nella semplicità di un piccolo fiore o nella maestosità della montagna, nello spettacolo infinito del cielo e nella luce.

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